L'agricoltura conservativa rappresenta un sistema di produzione agricola sostenibile per la protezione dell'acqua e del suolo agrario che integra aspetti agronomici, ambientali ed economici. E’ diffuso a scala mondiale su una superficie di oltre 95 milioni di ha (Derpsch, 2005). In Europa L'agricoltura conservativa interessa circa 7,5 milioni di ha concentrati prevalentemente in Russia ed Ucraina, nel nostro paese gli ettari gestiti con questa tecnica sono all'circa 80.000 (dati FAO).
DEFINIZIONE
L’Agricoltura Conservativa, traduzione dall’inglese “Conservation Agriculture”, è declinata in italiano anche come “Agricoltura Blu”.
E' costituita da un insieme di pratiche agronomiche complementari:
- alterazione minima del suolo al fine di preservarne la struttura, la fauna e la sostanza organica (tramite la lavorazione ridotta del terreno, la semina su sodo o la tecnica dello "Strip Till". Quest’ultima tecnica è adatta per le colture con larghezza tra le file maggiore di 40 cm. La pratica consiste nell'utilizzo di una macchina che esegue una lavorazione in banda cioè solo nella zona di cioè solo nella zona di semina.
- copertura permanente del suolo (colture di copertura, residui e coltri protettive) per proteggere il terreno e contribuire ad una riduzione delle erbe infestanti;
- associazioni e rotazioni colturali diversificate, che favoriscono i microrganismi del suolo e combattono le erbe infestanti, i parassiti e le malattie delle piante.
L’agricoltura conservativa mira a contrastare gli effetti secondari sfavorevoli conseguenti alla semplificazione degli ordinamenti culturali e alla gestione intensiva del suolo tramite le arature profonde con inversione degli strati di suolo, lavorazioni ripetute e periodi con suolo nudo, quali ad esempio emissioni di CO2, alti consumi energetici, riduzione della biodiversità e della fertilità dei suoli e inquinamento delle acque.
OBIETTIVO:
Promuovere la produzione agricola ottimizzando l’uso delle risorse e contribuendo a ridurre il degrado del terreno attraverso la gestione integrata del suolo, dell’acqua e delle risorse biologiche esistenti, in associazione con fattori di produzione esterni.
VANTAGGI:
- miglioramento delle riserve di carbonio organico, dell’attività biologica, della biodiversità aerea e sotterranea e della struttura del suolo;
- diminuzione notevole dell’erosione e del ruscellamento;
- diminuzione notevole dei costi di manodopera e dell’energia relativi alle operazioni di preparazione e sarchiatura dei terreni;
- diminuzione della necessità di fertilizzanti e di interventi per il recupero dei terreni. Alcuni dei vantaggi elencati (aumento della biodiversità, miglioramento della struttura) diventano evidenti quando il sistema si stabilizza, nel corso di 4-5 anni.
SVANTAGGI:
- gli agricoltori devono ricevere una formazione esaustiva e devono avere accesso a servizi di consulenza agronomica specializzati. Rispetto all’agricoltura tradizionale, è necessario un radicale cambio di impostazione.
- in genere occorre un periodo di transizione di 5-7 anni prima che un sistema di agricoltura conservativa raggiunga l’equilibrio. Nei primi anni si può assistere a una riduzione delle rese;
- gli agricoltori devono effettuare un investimento iniziale in macchinari specializzati;
- la scelta delle rotazioni , delle varietà colturali e della copertura del suolo devono essere ottimali, altrimenti possono aumentare le difficoltà nel controllare le erbe infestanti e i parassiti;
- nel periodo di transizione, le emissioni di protossido di azoto aumentano;
Contatti
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Direzione Generale Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste
Novella Bruno
tel 02 6765 2518
email: maria_novella_bruno@regione.lombardia.it
sede: piazza Città di Lombardia, 1
20124 Milano (Mi)
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