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Qualità dell'aria

Impatti sulla qualità dell'aria: alcuni approfondimenti tematici

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Impatti sulla qualità dell'aria

Le attività antropiche sono le principali responsabili dell’inquinamento atmosferico e determinano , in combinazione con le condizioni meteo-climatiche, lo stato di qualità dell’aria che respiriamo.

Di seguito si riportano alcuni approfondimenti tematici che evidenziano come talune attività umane possano contribuire in modo puntuale al peggioramento della qualità dell’aria e anche come le restrizioni introdotte durante il periodo di pandemia da COVID-19 abbiano influito sulla qualità dell’aria.

Bruciare rifiuti o residui è sempre vietato e occorre procedere allo smaltimento nel rispetto della legge.

Anche l’abbruciamento di soli residui vegetali agricoli e forestali è vietato in generale, salvo alcune deroghe eccezionali (consulta la pagina Misure di limitazione per migliorare la qualità dell'aria.).

Alcuni dati: bruciare all’aperto una sola catasta di legna di medie dimensioni inquina quanto un Comune di 1.000 abitanti che per 8 anni si riscalda a metano!

Anche i falò rituali contribuiscono al peggioramento della qualità dell’aria, producendo effetti che possono persistere per diversi giorni, soprattutto nei periodi invernali di stabilità atmosferica favorevole all’accumulo degli inquinanti.

Ciascuno di noi, nella sua quotidianità, può fare molto per ridurre le emissioni inquinanti, migliorare la qualità dell’aria e contribuire alla realizzazione di condizioni più favorevoli alla salute di tutti.

Nell’allegato sotto si riporta, a titolo di esempio, il contributo dei falò di S. Antonio alle concentrazioni di PM10 su due stazioni dell’Agglomerato di Milano rilevato da ARPA Lombardia il 17 gennaio 2011. Si vede come in poche ore la concentrazione di PM10 rilevata dalla centralina sia aumentata di 4 - 5 volte rispetto alle condizioni precedenti all’accensione dei falò, arrivando a valori fino a 400 mg/mc (limite giornaliero 50 mg/mc)

E’ bene sapere che nelle ore immediatamente successive all’utilizzo di fuochi d’artificio si registra un peggioramento dei valori della qualità dell’aria, anche con elevati picchi in atmosfera, in particolare di polveri sottili (PM10).

La tipologia degli inquinanti prodotti dagli scoppi è nociva  e contiene tra l'altro valori non trascurabili di potassio (K), stronzio (Sr), bario (Ba), magnesio (Mg), alluminio (Al), zolfo (S), titanio (Ti), manganese (Mn), rame (Cu), bromo (Br), piombo (Pb).

Poiché l’incremento delle concentrazioni degli inquinanti in atmosfera e la loro permanenza nel tempo dipendono anche dalle condizioni meteorologiche, è particolarmente importante nel periodo invernale limitare al massimo i fuochi d’artificio.

In allegato si riporta l’andamento delle polveri sottili PM10 in corrispondenza dei festeggiamenti di fine anno rilevato da una stazione di monitoraggio nella Provincia di Milano.

GRAFICO: Medie orarie dal 31 dicembre 2010 al 2 gennaio 2011

Documento PDF - 97.07Kilobyte

Di seguito vengono pubblicati i risultati di un'indagine svolta da Regione Lombardia e da Arpa Lombardia sulla variazione dei fattori di pressione e sull'andamento dati di qualità dell'aria generato dalle misure di restrizione introdotte per contrastare la diffusione del virus.

A partire dal 23 febbraio 2020, la progressiva adozione di misure di contenimento del contagio da Coronavirus ha determinato in Italia, e nella nostra regione, una variazione delle attività antropiche repentina e ben superiore a quanto possibile in condizioni ordinarie. Una situazione che, sotto l'aspetto scientifico, rappresenta un laboratorio - auspicabilmente unico - per comprendere e prevedere quali possano essere nella realtà le conseguenze di alcuni provvedimenti finalizzati a migliorare la qualità dell'aria.

Pur tenendo conto del limite rappresentato da dati raccolti tra fine inverno e l'inizio primavera, periodo dell'anno generalmente meno critico per l'inquinamento atmosferico, e  da una variazione dei fattori di pressione graduale e progressiva a causa delle azioni di contenimento via via più restrittive, lo studio ha individuato due periodi distinti: il primo, compreso tra il 23 febbraio e l'8 marzo 2020, caratterizzato dalle prime misure su aree più limitate e il secondo, a partire dal 9 marzo, caratterizzato da misure più incisive estese a tutto il territorio nazionale. I dati disponibili sono stati analizzati fino alla data del 29 marzo 2020.

Riduzione dei fattori di pressione

L'analisi è partita dalla stima della riduzione dei fattori di pressione nei principali settori, quali traffico veicolare, consumi energetici, riscaldamento e attività agricole/zootecniche.

Le misure messe in atto dal Governo e dalle ordinanze regionali per far fronte all'emergenza Coronavirus hanno comportato modifiche alle modalità di vita delle persone e alle attività produttive e commerciali, che si riflettono sui flussi di traffico, sulla produzione e sui consumi energetici, in modo particolare, nelle regioni settentrionali d'Italia.

Riguardo al settore riscaldamento, si osserva che, nel primo trimestre del 2020, le temperature medie giornaliere sono state generalmente superiori alle medie del periodo (su base ventennale);

Per le attività agricole, non limitate dalle misure di contenimento dell'emergenza sanitaria nemmeno, a partire dal 24 febbraio, rispetto allo spandimento dei liquami zootecnici, si sono stimate emissioni in linea con quelle tipiche del periodo.

Qualità dell'aria

Relativamente alla qualità dell'aria, per il biossido di azoto (NO2) e ancora più per il monossido di azoto (NO) e per il Benzene le concentrazioni rilevate si sono sensibilmente ridotte e, in alcune stazioni, risultano perfino inferiori ai valori più bassi registrati in ciascun giorno di calendario nel periodo di osservazione nei dieci anni precedenti. In questo caso è quindi più evidente l'effetto della riduzione delle emissioni connessa alla riduzione dei flussi di traffico, che in ambito urbano è certamente la prima fonte di ossidi di azoto.

Riguardo ai valori di PM10 e PM2.5, i dati indicano in maniera evidente la stagionalità di questi inquinanti, che registrano tipicamente i valori più elevati nei mesi più freddi dell'anno. L'analisi dei dati del mese di marzo 2020, pur collocandosi nella fascia bassa della variabilità del periodo, evidenzia un alternarsi di giornate con concentrazioni più alte e altre con valori inferiori. Alcuni episodi, come quello del 25 febbraio, con un valore di PM10 pari a 82 µg/m³ registrato a Codogno, già in piena "zona rossa", hanno evidenziano l'importanza del fenomeno di trasporto del particolato e il fatto che le concentrazioni non sono solo influenzate dalle emissioni di prossimità, ma da tutte quelle del bacino di riferimento. Così come, invece, quando dal 18 al 20 marzo si è registrato un incremento significativo di polveri sottili in gran parte della regione, nonostante la riduzione dei flussi di traffico e di parte delle attività industriali, è risultato chiaro il contributo della componente secondaria e della situazione meteorologica più favorevole all'accumulo. Infine, anche l'episodio del 28 e 29 marzo – quando a causa del trasporto di particolato di origine desertica dalle regioni asiatiche (come confermato dal modello globale "Copernicus Atmosphere Monitoring Service"), le concentrazioni di PM10 sono risultate molto elevate a fronte di un aumento inferiore delle concentrazioni di PM2.5 - mostra in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, al trasporto e all'accumulo di particolato atmosferico.

Le conclusioni

Lo studio ha evidenziato che il trend di generale riduzione delle concentrazioni degli inquinanti che si sta osservando in questo periodo deve essere attribuito, in proporzioni non quantificabili in modo preciso e comunque dipendenti dalle singole giornate e dal singolo inquinante, all'insieme di 3 fattori: riduzione delle emissioni (in particolare dal settore trasporti), variazione delle condizioni meteorologiche (comunemente meno favorevoli all'accumulo in questo periodo dell'anno) e condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti.

Dall'analisi dei dati di qualità dell'aria risulta che le misure messe in atto per fronteggiare l'emergenza hanno certamente determinato una riduzione delle emissioni derivanti in particolare dal traffico veicolare, che sono più evidenti analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico - NO, benzene e in parte NO2.

Nel bacino padano, la riduzione rilevata per il particolato è influenzata in modo significativo dalla presenza della componente secondaria. Infatti, si è osservato che le drastiche riduzioni di alcune sorgenti non sempre hanno impedito il superamento dei limiti, pur contribuendo a ridurne l'entità. Ciò evidenzia in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, trasporto e all'accumulo di particolato atmosferico e la conseguente difficoltà di ridurre in modo drastico i valori presenti in atmosfera in situazioni ordinarie.

Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2026

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