Tipo contenuto:
SCHEDA INFORMATIVA
Categoria:
Patrimonio immateriale

Ecomusei in Lombardia

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SCHEDA INFORMATIVA
Categoria:
Patrimonio immateriale
Data inserimento:
28 Ottobre 2025

L’Ecomuseo è una istituzione culturale che assicura, all’interno di uno ambito territoriale definito e con la partecipazione attiva della popolazione, degli enti locali, delle istituzioni culturali, scientifiche e scolastiche, le funzioni di cura, gestione, valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico locale, rappresentativi di un ambiente, dei modi di vita e delle loro trasformazioni.

Ad oggi gli Ecomusei riconosciuti da Regione Lombardia sono 37.

Gli Ecomusei nelle province lombarde

Ecomuseo centro Storico - Borgo rurale di Ornica
L’Ecomuseo Centro Storico – Borgo rurale di Ornica è stato istituito nel 2009. Il territorio coincide con quello del Comune di Ornica, antico borgo montano dell’Alta Valle Brembana che conta circa 180 abitanti.

L’Ecomuseo ha coinvolto l’intera comunità allo scopo di garantire le funzioni di salvaguardia, conservazione, rivalutazione e promozione della cultura tipicamente contadina del luogo, con recupero delle tradizioni e dei modi di vita che si sono succeduti nel corso dei secoli. Questo partendo dalla riqualificazione e valorizzazione del centro storico e degli alpeggi, sfruttando anche le ricadute di carattere turistico-ricettivo che questo obiettivo comporta.

Ecomuseo di Valtorta
L’Ecomuseo di Valtorta si trova all’estremità nord occidentale della Valle Brembana, al confine con la Valsassina e la Valtellina. Il territorio dell’ecomuseo coincide con quello del Comune di Valtorta, paese d’alta montagna ai piedi del massiccio del Pizzo dei Tre Signori che conta meno di 300 abitanti.

L’Ecomuseo fa parte di un percorso di recupero e conservazione del patrimonio materiale e immateriale iniziato nei primi anni Ottanta con la creazione del Museo Etnografico, che raccoglie le testimonianze di secoli di vita locale. Testimonianze di questa attività sono il recupero delle tradizioni, come il carnevale ambrosiano, con la sfilata delle maschere tradizionali (tra cui “ol diàol”, il diavolo), la Fiera zootecnica e le Olimpiadi scolastiche. E poi i resti, oggi recuperati, del maglio, delle fucine, dei mulini e delle miniere, un tempo cardini dell’economia locale al pari dell’attività zootecnica, rinomata per i suoi formaggi.
 

Ecomuseo Miniere di Gorno
L’Ecomuseo di Gorno delle Miniere di Gorno - il viaggio dello zinco tra alpeggi e miniere, il cui territorio coincide con il Comune di Gorno, nasce con l’intento di rinsaldare il legame della comunità locale con le proprie radici, la propria storia e le proprie tradizioni. Tale obiettivo è realizzato attraverso interventi di ricerca, salvaguardia e valorizzazione della cultura e del territorio.

L’attività principale della comunità di Gorno era un tempo quella estrattiva, ma il mondo minerario è sempre stato profondamente legato a quello rurale, agli alpeggi e al governo del bosco. Questi temi sono integrati nei quattro principali percorsi ecomuseali: Miniere e Minatori; Storia, Tradizione e Fede; Territorio e Natura; Vecchi Borghi e Fontane.
 

Ecomuseo della Val Borlezza
L’Ecomuseo della Val Borlezza è stato istituito nel 2011 dal Comune di Cerete, che ne è il gestore. Hanno aderito all’ecomuseo anche i Comuni di Fino del Monte, Onore, Rovetta e Songavazzo, oltre ad altri soggetti (associazioni, parrocchie, istituti del territorio).

L’ecomuseo ha lo scopo di ricostruire, testimoniare, valorizzare e documentare la memoria storica, la vita locale, la cultura materiale e immateriale, nonché il paesaggio con le sue relazioni tra ambiente naturale ed ambiente antropizzato, con particolare attenzione alla trasformazione e alla ricostruzione degli ambienti di vita e di lavoro dei Comuni della Val Borlezza, dalla Presolana al Sebino. La presenza di un ambiente di eccezionale interesse naturalistico e di antichi mulini funzionanti ad acqua, alcuni ancora oggi produttivi, fanno della Val Borlezza, un luogo unico di grande interesse.

Ecomuseo Val Taleggio
L'Ecomuseo Valtaleggio è stato istituito dai Comuni di Taleggio e Vedeseta ed è gestito dall’omonima Associazione senza scopo di lucro. Scopo dell’associazione è di valorizzare e promuovere i beni artistici, culturali, storici, ambientali del territorio attraverso la formazione, gestione e diffusione di pratiche ecomuseali partecipate.

La Val Taleggio, una piccola valle chiusa nel cuore delle Prealpi Orobiche sulla riva destra del fiume Brembo a 800 metri di quota, è caratterizzata da un paesaggio ricco di prati, boschi, acque, disegnato da una millenaria attività agricola, casearia e forestale. A rendere celebre questa vallata in tutto il mondo è stata soprattutto l'arte della caseificazione e i suoi prodotti tipici, come Taleggio e Strachitunt DOP. Per questo sono state create dall'Ecomuseo Val Taleggio delle stazioni ecomuseali dove scoprire e sperimentare questa millenaria attività, ripercorrendo la produzione, la lavorazione e la stagionatura del formaggio.

Fanno parte dell'ecomuseo i Comuni di Castelli Calepio, che ne è capofila, Credaro, Sarnico e Villongo. L’obiettivo è ricostruire e testimoniare la memoria storico-culturale del territorio e favorire, con azioni concrete che coinvolgono la comunità intera, la promozione del patrimonio artistico, storico, culturale, enogastronomico.

L’Ecomuseo Valcalepio e Basso Sebino è riferito allo specifico contesto territoriale dell’antico “Feudo dei Calepio”, che costituisce la matrice storica dei quattro comuni e al Sebino (Lago d’Iseo), bacino lacustre su cui il territorio s’affaccia.

Situato nel cuore dell’Insubria, regione ricchissima di biodiversità, il territorio ecomuseale è caratterizzato da un mosaico paesaggistico in cui si intrecciano pendii terrazzati, versanti boscati, praterie, radure, roccoli, coltivi e vigneti, oltre a un eterogeneo patrimonio architettonico costituito da borghi fortificati, dimore storiche, palazzi signorili isolati, edifici religiosi e tipiche dimore rurali. L’area si distingue anche per la presenza di numerose attività economiche attive e competitive, con eccellenze nei settori vitivinicolo DOC, estrattivo, motonautico, del bottone e della gomma.

Ecomuseo Concarena Montagna di Luce
L’Ecomuseo Concarena Montagna di Luce si estende sui territori dei Comuni di Malegno, Losine, Cerveno e Ono San Pietro. La Concarena è la montagna che sovrasta Cerveno, montagna sacra per gli antichi Camuni legata al fenomeno del sole che, al tramonto, in corrispondenza dei giorni equinoziali, filtra attraverso la profonda fenditura della cima.

Fin dall’antichità gli abitanti del luogo hanno tratto dalla Concarena le principali risorse per il loro sviluppo: dagli antri rocciosi hanno estratto il minerale ferrigno, hanno sfruttato i calcari dolomitici per produrre materiale da costruzione, hanno edificato mulini, fucine, forni fusori, hanno allevato animali e coltivato la terra. Cuore dell’ecomuseo è la Casa Museo di Cerveno, un grande edificio rurale abitativo del XVII secolo recentemente restaurato. Il Museo espone autentici reperti del ciclo della vite e della vinificazione, nonché testimonianze di storia locale e gli aspetti più significativi della tradizionale 'Santa Crus', che ogni dieci anni mette in scena il sacro rito della via crucis.

Ecomuseo del Botticino
L’Ecomuseo del Botticino nasce nel 2006 e si propone come "un progetto di valorizzazione dei luoghi della memoria della cavazione, dell’ambiente della montagna carsica bresciana e dei beni culturali degli 11 comuni che fan parte dell’ecomuseo, collegati fra loro in un ideale percorso museale".

L’Ecomuseo intende recuperare, conservare e valorizzare le testimonianze materiali e immateriali legate all'attività estrattiva e di lavorazione del marmo botticino, attività che hanno profondamente connotato il territorio e le comunità residenti.

L’Ecomuseo del Botticino si estende dalla zona a Est di Brescia fino ai Comuni di Gavardo e Vallio Terme e include: Brescia (frazione Sant'Eufemia e frazione Caionvico), Botticino,  Serle, Rezzato, Mazzano, Nuvolera, Nuvolento, Prevalle, Paitone, Gavardo, Vallio Terme. L'elemento caratterizzante il territorio ecomuseale è costituito dalla presenza di monumenti e riserve naturali, da importanti tracce di insediamenti preistorici, ville romane, antiche attività monastiche (Monasteri benedettini di Sant'Eufemia dell'XI secolo, Monastero della Trinità a San Gallo e resti del Monastero di S. Bartolomeo a Serle), da una ricca rete di canali irrigui e dalla pista ciclabile, asse portante delle ciclabili provinciali est/ovest,  che collega la città con il Garda.

Ecomuseo del Vaso Rè
Il territorio dell’Ecomuseo del Vaso Rè si trova nella Val Grigna, vallata laterale della Media Valle Camonica, all’interno del Parco dell’Adamello, zona montana d’elevato pregio ambientale.

È racchiuso fra i nuclei storici di Bienno e Prestine, che hanno mantenuto le caratteristiche architettoniche originali degli antichi borghi. Questi luoghi conservano intatte le tracce della loro lunga storia e dell’economia antica: ne sono esempi le fucine e gli edifici storici, il mulino quattrocentesco, la segheria veneta, l’eremo, le chiese ed i loro cicli storici affrescati.

L'ecomuseo è attraversato dal Vaso Ré un canale artificiale che da quasi un millennio sottrae le acque dal torrente Grigna restituendole a valle dopo essere passato tra le case ed i viottoli.

La forza dell’acqua, per anni, ha fornito l'energia necessaria a muovere i magli delle fucine, le macine dei mulini e le lame delle segherie. La lavorazione artigianale del ferro, ben testimoniata dal sistema museale locale, è valorizzata e preservata nei luoghi più significativi della lavorazione del ferro.
 

Ecomuseo della Resistenza
L'Ecomuseo della Resistenza è stato istituito nel 2009 con lo scopo di riportare alla luce, conservare, e valorizzare il patrimonio ambientale, storico, e culturale del territorio con particolare riferimento alle memorie storiche, materiali e immateriali connesse alla lotta partigiana nella zona del Mortirolo e aree limitrofe e più in generale dell’Alta Valle Camonica a seguito dell’occupazione nazifascista.

Il territorio si estende ai Comuni di Corteno Golgi, Aprica, Edolo e Malonno, Monno, Sonico, Tirano, Villa di Tirano, che in collaborazione con l'Associazione Fiamme Verdi di Brescia contribuiscono alla valorizzazione del tema della Resistenza in Mortirolo, valico alpino delle Alpi Centrali che, durante la seconda guerra mondiale fu teatro di due battaglie tra i partigiani delle Fiamme Verdi e le truppe tedesche-fasciste in ritirata verso la Germania. Durante le due battaglie del Mortirolo (febbraio e aprile del 1945), un gruppo di poche centinaia di coraggiosi riuscì a tener testa e a sconfiggere un numero di gran lunga superiore di nemici.
 

Ecomuseo della Valle delle Cartiere
L’Ecomuseo della Valle delle Cartiere di Toscolano Maderno, che coincide con il territorio dei due antichi comuni di Toscolano e di Maderno, oggi unificati, ha come fulcro la Valle delle Cartiere, che dal Medioevo fino al Novecento ha rappresentato il centro della vita economica e sociale della comunità locale.

Toscolano Maderno trae le sue radici storiche nella Valle delle Cartiere, polo cartario ubicato sulla sponda bresciana del Lago di Garda, che vanta una tradizione produttiva già dal ’400. La sua posizione sulle rive del fiume Toscolano ha reso la Valle un luogo adatto all’insediamento di numerose cartiere, anche grazie allo sfruttamento dell’energia elettrica prodotta dall’acqua.

Le trasformazioni tecnologiche hanno poi portato ad un progressivo spopolamento della valle con un conseguente trasferimento della produzione cartaria sulle rive del lago dove i collegamenti erano più agevoli.

La posizione geografica e il fiorente porto sono stati un punto di forza nella storia della Valle delle Cartiere, che con la Repubblica di Venezia ha vissuto anni di forte sviluppo industriale.

Oggi questa valle offre scenari incantevoli, paesaggi suggestivi e la ricchezza delle testimonianze della storica produzione cartaria. La Valle delle Cartiere è uno degli ambienti più originali nel territorio del Parco Alto Garda Bresciano e una fra le più interessanti aree di archeologia industriale italiana.
 

Ecomuseo della Valvestino
L’Ecomuseo della Valvestino interessa il territorio dei comuni di Valvestino e Magasa, ed è promosso e gestito dal Consorzio Forestale della Valvestino. Il fine di questa istituzione è la tutela e la valorizzazione di un’area caratterizzata da notevoli peculiarità naturalistiche, storiche e sociali, che traggono origine sia dalla carenza di collegamenti sia dalla storica posizione di confine tra lo Stato Italiano e l’Impero austroungarico.

L’Ecomuseo della Valvestino si pone come lo strumento per preservare e valorizzare la “memoria” della Valle, allo scopo di darle un futuro, per evitare di perdere irrimediabilmente un patrimonio unico fatto di tracce, miti e conoscenze: l’elevata naturalità, i segni vivi di un economia di sussistenza nei prati, nei boschi e nei dintorni delle diverse frazioni, i luoghi che raccontano la storia della valle attraverso i toponimi, i manufatti, i racconti leggendari che la attraversano ne divengono le tematiche principali.
 

Ecomuseo Alta via dell'Oglio
L’Ecomuseo Alta via dell'Oglio, nato nel 2009, è formato da sei comuni: Monno, Incudine, Vezza d’Oglio, Vione, Temù e Ponte di Legno e da molte associazioni locali private e pubbliche. Studia, protegge, valorizza, fa conoscere la cultura e le tradizioni dell’Alta Valle Camonica.

La denominazione scelta per l’Ecomuseo vuole connotare la specificità territoriale dei sei Comuni aderenti, tutti accomunati dalla presenza dell’asta del fiume Oglio dalle sorgenti (si forma infatti a Ponte di Legno dalla fusione delle acque dei torrenti Frigidolfo e Narcanello) sino al primo rilevante salto di quota subito dopo l’abitato di Incudine, nel territorio di Monno. La sede operativa dell’ecomuseo è presso il Museo etnografico L’Zuf di Vione, che raccoglie una quantità enorme di manufatti e di oggetti che raccontano la vita quotidiana, il lavoro nei campi, gli usi e i costumi della gente della Valle Camonica.
 

Ecomuseo delle Limonaie del Garda Pra' de la Fam
Caratteristica particolare e caratterizzante dell’Ecomuseo delle Limonaie è il tema delle limonaie del Garda, strutture architettoniche, introvabili altrove, testimonianze tangibili di un’epoca e di una civiltà.

L’ecomuseo insiste sul territorio del Comune di Tignale e si contraddistingue per due diverse realtà territoriali di grande valenza naturalistica e paesaggistica. La riviera con le sue caratteristiche climatiche e vegetazionali di impronta mediterranea e l'entroterra montano che sfiora i duemila metri di quota.

Le origini delle limonaie (serre di limoni), poeticamente chiamate “giardini ornamentali”, risalgono al XIII secolo, quando la coltivazione di agrumi venne introdotta anche sul Lago di Garda.

Nacquero queste giganti “serre”, caratteristiche del paesaggio, che servivano a proteggere le preziose piantagioni da inverni rigidi.
 

Ecomuseo di Valle Trompia – La Montagna e l’Industria
La Valle Trompia per secoli ha affermato una convivenza fra le attività agricole e di estrazione e lavorazione del ferro: una sorta di scambio che ha determinato il peculiare profilo storico-etnografico della Valle e l’antropizzazione del territorio in borghi, luoghi caratteristici, strade.

Pur in presenza di spiccate differenze fra alta Valle e media/bassa Valle, gli elementi identitari dell’Ecomuseo della Valle Trompia sono la montagna e l’industria. La montagna caratterizza morfologicamente l’intero territorio vallivo, ne “contiene” il paesaggio ed ha determinato specifiche consuetudini lavorative.

L’Industria ha segnato la trasformazione della Valle e ne caratterizza tuttora il profilo socio-economico.

L’Ecomuseo della Valle Trompia è caratterizzato dalle “strade”, che comprendono luoghi e siti, ma anche esperienze di comunità grandi e piccole, presenze caratteristiche, competenze lavorative, vicende. I percorsi individuati sono: la strada del ferro, la strada del latte e del formaggio, la strada del bosco, la strada dell’acqua, la strada della grande storia.
 

Ecomuseo Valle del Caffaro
Il territorio ecomuseale della Valle Caffaro corrisponde all’intera estensione territoriale del Comune di Bagolino, comprendendo anche la frazione Ponte Caffaro.
Dominato dall’imponente corno del Blumone, il territorio di Bagolino è attraversato dal fiume Caffaro, che nasce al Passo del Termine e, scendendo nella conca del Gaver in un alternarsi di ripidi pendii e falsi piani, giunge al paese, per poi affluire nel fiume Chiese nei pressi del Lago d’Idro.

Caratteristica peculiare del centro storico di Bagolino è la disposizione delle case, di notevole altezza, addossate una all’altra con portici, sottopassaggi, piccole terrazze, ballatoi, inferriate in ferro battuto, affreschi murali, solai in legno.

Le vie che percorrono il borgo sono strette, selciate con acciottolato e porfido, interrotte da numerose scalinate che conducono alla parte alta del paese. Il Carnevale, il Bagoss (formaggio locale) e il dialetto sono alcuni dei beni del patrimonio culturale immateriale di Bagolino che l’ecomuseo valorizza.

Ecomuseo della Val Sanagra
L'Ecomuseo della Val Sanagra si occupa della valorizzazione dell'attività culturale, sociale, economica e scientifica della comunità locale e di tutto il territorio di Grandola ed Uniti: è stato ufficialmente istituito il 29 giugno 2011, con l’obiettivo di valorizzare l'attività culturale, sociale, economica e scientifica della comunità locale e di tutto il territorio di Grandola ed Uniti, in Val Sanagra.

L’Ecomuseo fa riferimento all’area territoriale coincidente con il territorio della Val Sanagra, una splendida vallata che si incunea nel cuore delle Alpi Lepontine.

Il nome deriva dalla presenza dell’omonime torrente Sanagra che scorre dalle pendici dei monti sommatali sino alla foce di Menaggio (200 m). Su ampia scala geografica è posizionata tra il Lago di Como ed il Lago di Lugano ed è visibile percorrendo il tratto di strada che collega Menaggio a Grandola ed Uniti (400 m), presso la nota insellatura chiamata “Sella di Grandola” o Val Menaggio. L’asse vallivo ha un considerevole sviluppo, con un dislivello di 1900 m e un percorso di 15 Km. Alla testata della valle troviamo a nord i Monti Tabor, Marnotto e Bregagno (2107 m), mentre a sud-est è collocato il territorio di Menaggio. L’impluvio della valle confina ad est con il Monte Grona (1736 m) mentre a ovest con la Val Cavargna, seguendo un displuvio che dall’Alpe Logone (1100 m) sale sino al Monte Pizzone (1742 m).


L’Ecomuseo della Valvarrone
Fanno parte dell’Ecomuseo della Valvarrone i Comuni di Vestreno, Sueglio, Introzzo e Tremenico riuniti nell' “Unione dei Comuni della Valvarrone.
L’Ecomuseo della Valvarrone è stato istituito il 2 dicembre 2009, in continuità ideale con i valori storico-culturali delle generazioni che hanno abitato le valli e i monti della Valvarrone. Fanno parte dell’Ecomuseo i Comuni di Vestreno, Sueglio, Introzzo e Tremenico riuniti nell' “Unione dei Comuni della Valvarrone”. La bassa Valvarrone è storicamente conosciuta come la “Montagna d’Introzzo”.

L’area è delimitata a nord-est dai gruppi montuosi del M. Legnone e M. Legnoncino, a sud dal M. Croce di Muggio; nel fondovalle dal Torrente Varrone. La strada SP 67 unisce la sponda orientale del Lago di Lecco ai monti della Valsassina, segnando un solco a mezza costa nel tratto Dervio-Pagnona. Dalla strada si distacca una mulattiera militare che raggiunge le linee fortificate della "Linea Cadorna" per il trasporto in quota di armamenti e vettovagliamenti durante la prima guerra mondiale.


Ecomuseo delle Grigne
L’Ecomuseo delle Grigne rappresenta il secolare rapporto tra uomo e montagna.

Le strade tra Lierna, Esino Lario e la Valsassina sono costellate di fortificazioni, maggenghi, caselli e calchere, di grotte, doline e porte naturali. I boschi di faggi e carpini erano spartiti in boschi focolari e comunali per la legna per la famiglia e per il carbone per i forni fusori della Valsassina.
Nei boschi, negli aiàl veniva formato il poiat, una catasta coperta di terra, dove il fuoco controllato dava il carbone.
La legge affidava la parte intera alle famiglie con figli maschi, agli altri la mezza parte. Questa suddivisione identificava l’appartenenza di ogni luogo e oggi la toponomastica segna il territorio in tutte le direzioni. Infrastrutture viarie, sentieri, oggetti, documenti antichi e testimonianze del Museo delle Grigne, dell’Archivio Pietro Pensa e del Parco Regionale della Grigna, e la memoria della comunità costituiscono un inscindibile patrimonio culturale e ambientale.

Ecomuseo della Val San Martino
L’Ecomuseo Val San Martino, istituito nel 2007 dalla Comunità Montana e riconosciuto dalla Regione Lombardia nel 2008, persegue l’obiettivo di valorizzare e promuovere il diffuso patrimonio culturale e ambientale della valle situata tra i territori di Bergamo e Lecco. Il territorio è un avamposto delle Prealpi orobiche e la valle dell'Adda, fra le strade che congiungono la Lombardia occidentale e quella orientale. La Valle San Martino è la sintesi e insieme il punto di incontro tra i due ambiti territoriali.

La missione dell'Ecomuseo Val San Martino è quella di identificare, ordinare e valorizzare i segni che il tempo, la natura e l’uomo hanno lasciato sul territorio per promuoverne la memoria storica, le tradizioni, la cultura materiale e immateriale. Esso propone altresì un modello di cittadinanza attiva che contribuisca a far crescere nella popolazione un sentimento di identità e appartenenza e guida quest’ultima nel costruire un futuro basato sulla consapevolezza del proprio passato e presente.

Da anni l’Ecomuseo persegue l’obiettivo di tutelare e far conoscere il diffuso patrimonio ambientale e culturale del territorio di riferimento, propongono alle scuole di ogni ordine e grado attività didattiche dedicate ai percorsi naturalistico-ambientali di pregio, ai più rappresentativi borghi e paesaggi, ai monumenti ed alle emergenze culturali della Valle.

Ecomuseo della risaia dei fiumi e del paesaggio rurale mantovano
L’Ecomuseo della risaia, dei fiumi del paesaggio rurale mantovano nasce per riportare alla luce e valorizzare il patrimonio ambientale, culturale, storico architettonico legato a due caratteristiche tipiche del territorio: la coltura del riso, con la sua lavorazione, commercializzazione e consumo nonché le attività lavorative annesse e la tradizione etnografica correlata e la cultura dei fiumi Mincio e Po con particolare attenzione agli itinerari archeologici e florovivaistici ad essi collegati.

Un’intera Comunità che si restaura e si mostra al pubblico, proponendosi come un importante polo di attrazione turistica, didattica e culturale che faccia da volano per rilanciare in sinergia con il territorio la consapevolezza del valore del proprio patrimonio culturale e ambientale. Gli 8 comuni coinvolti nell’ecomuseo sono: Casteld’Ario, Bagnolo San Vito, Villimpenta, Virgilio, Castelbelforte, San Giorgio di Mantova, Roncoferraro, Bigarello. 

Ecomuseo Terre d’acqua fra Oglio e Po
L’Ecomuseo “Terre d’acqua fra Oglio e Po” fa riferimento all’area territoriale compresa tra i fiumi Oglio e Po della provincia di Mantova e comprende 4 comuni: Comune di Viadana (ente capofila) comuni di Commessaggio, Dosolo e Gazzuolo.

L’acqua è dunque la sua caratteristica peculiare e il suo tratto distintivo. Acqua fonte di vita e di lavoro, ma anche acqua da cui difendersi e a cui strappare le terre da vivere e coltivare; elemento naturale e paesaggistico che scorre tra terre coltivate, nei canali, lungo gli argini e che accompagna i percorsi dei visitatori.

La missione che l’ecomuseo si prefigge è quella di documentare, raccogliere, valorizzare e diffondere la memoria storica del territorio attraverso l’organizzazione di attività culturali, didattiche, e la predisposizione di percorsi turistico-culturali e del gusto. Il tutto con il coinvolgimento attivo della sua gente, depositaria di memoria e saperi antichi con un occhio di riguardo alle nuove generazioni che dalla storia locale imparano le loro radici per meglio proiettarsi nel futuro.

Momenti di aggregazione che coinvolgono le associazioni locali, incontri culturali, sagre come quella dello Zafferanone, la festa del lambrusco e del melone, attività con le scuole di vario genere sono alcune delle attività che l’Ecomuseo sostiene e promuove senza mai dimenticare la valorizzazione e tutela del paesaggio nei suoi aspetti naturali, paesaggistici e culturali.


Ecomuseo tra il Chiese il Tartaro e l'Osone
Il territorio ecomuseale tra il Chiese il Tartaro e l'Osone, costituito dai comuni di Casaloldo, Casalmoro, Castel Goffredo, Gazoldo degli Ippoliti, Piubega e Redondesco, conserva l'aspetto imposto dalla centuriazione romana.

L’Ecomuseo interessa il territorio dei seguenti comuni: Casaloldo, Casalmoro, Castel Goffredo, Gazoldo degli Ippoliti, Piubega e Redondesco.
L’Ecomuseo intende valorizzare:
- torri e castelli, testimonianza di una lunga storia di lotta tra la Repubblica di Venezia e i Gonzaga per il controllo di questo territorio;
- chiese parrocchiali e oratori campestri testimonianze di una popolazione legata alle tradizione e alla fede cattolica;
- manufatti legati all’attività di molinatura un tempo una delle attività principali di questo territorio.


Ecomuseo Valli Oglio Chiese
Il territorio dell’Ecomuseo è caratterizzato dai fiumi Oglio Chiese e dai relativi affluenti. La storia dei paesi rivieraschi è legata agli ingenti lavori di bonifica iniziati dai benedettini e proseguiti nei secoli. Le strutture urbane nate nel medioevo, hanno tuttora una forte identità gonzaghesca.
Il territorio ricadente nel Parco Oglio Sud custodisce le risorse ambientali e paesaggistiche ricche di ecosistemi ( torbiere, zone umide, boschi ripariali). L’attività agricola, la trasformazione dei suoi prodotti rappresenta la specificità di una economia assodata, ne è un esempio la plurisecolare produzione vivaistica.

Fa parte delle tradizioni economiche dell’area l’industria del giocattolo ed una diffusa cultura gastronomica con prodotti di alta qualità.
Anche il folklore legato ai miti dell’acqua, del fuoco e dell’albero raccontano tuttora i profondi legami con la propria terra.

Il patrimonio diffuso sul territorio, identità dell’Ecomuseo, va valorizzato unitamente ai Percorsi del Centro di documentazione e ai percorsi attrezzati sul territorio.

Fanno parte dell’ecomuseo i comuni di: Ostiano, Pessina Cremonese, Volongo, Fiesse, Isola Dovarese, Casalromano, Drizzona, Piadena, Acquanegra sul Chiese, Canneto sull’Oglio, Calvatone, Bozzolo, San Martino dall’Argine, Marcarla, Gazzuolo, Commessaggio.

Ecomuseo Martesana
L'Ecomuseo Martesana intende scoprire quali attrattive naturali, culturali, artistiche, ambientali, architettoniche sono oggi presenti in Martesana; quali vicende storiche e quotidiane l’hanno caratterizzata in passato e tuttora; quali eccellenze nel mondo della produzione e dei servizi socialmente responsabili hanno svolto o svolgono le loro attività lungo il Naviglio Piccolo; quali eventi, quali personaggi hanno avuto  o hanno a che fare con la storia della comunità.

L’Ecomuseo Martesana vuole giocare anche un ruolo strategico di “marketing territoriale”, al fine di riscoprire, catalogare e valorizzare ciò che di attrattivo già esiste sul territorio, mettendolo in rete.

Ecomuseo Adda di Leonardo 
L'Ecomuseo Adda di Leonardo insiste su un territorio – quello del medio corso dell’Adda compreso fra Imbersago e Cassano d’Adda – caratterizzato dalla presenza dell’acqua, il fiume Adda appunto e i navigli di Paderno e della Martesana.

L'Ecomuseo rappresenta la storia del legame fra comunità e ambiente, una storia di trasformazioni volte a sfruttare le potenzialità dell’acqua attraverso l’operosità delle genti che hanno abitato e abitano tutt’ora questi luoghi. Emblema di questa operosità creatrice e trasformatrice è la figura di Leonardo da Vinci, il cui genio si è applicato su numerosi campi anche sul territorio dell'Ecomuseo.

Ecomuseo del Paesaggio di Parabiago
L'azione della natura e dell'uomo, lungo il corso dei millenni, ha lasciato tracce nel paesaggio di Parabiago ancora oggi evidenti: i terrazzi dovuti all'erosione del fiume Olona, la strada del Sempione, la divisione agraria di epoca romana, i mulini e il tracciato della roggia medioevale, i centri storici e i due monumenti nazionali (Chiese di S.Ambrogio e della Madonna di Dio’l Sa), le infrastrutture del XIX secolo (il Canale Villoresi e la ferrovia), la notevole urbanizzazione e industrializzazione del XX secolo.

Scopo dell’Ecomuseo è quello di rendere il paesaggio nuovamente leggibile ai suoi abitanti e ai visitatori. Imparare a vedere è infatti il presupposto per capire il paesaggio e, quindi, per custodirlo e migliorarlo.

L’Ecomuseo offre servizi di visite guidate per adulti e per le scuole. Il centro di documentazione raccoglie il materiale multimediale riguardante il patrimonio materiale e immateriale della comunità, in gran parte disponibile attraverso il sito internet.

Ecomuseo Urbano Metropolitano di Milano Nord (EUMM)
L'Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord (EUMM) promuove e valorizza il patrimonio materiale ed immateriale del Nord Milano attraverso un'opera di interpretazione della memoria collettiva e del senso di comune di appartenenza, elementi strategici per la tenuta sociale e culturale di un'area - come quella urbana su cui lavora EUMM.

Il Nord Milano è quell'area metropolitana milanese che ha accolto lo sviluppo industriale del ‘900, che rappresenta la grande stagione delle fabbriche e dell’ascesa industriale non solo milanese e lombarda ma per certi versi italiana e che da una decina d’anni è teatro di grandi trasformazioni in cui le dismissioni industriali sono elemento chiave della modernizzazione e del futuro dell’area milanese. Un'area complessa e ricca di patrimonio.

Per questo EUMM si occupa di analisi e narrazioni delle trasformazioni del paesaggio urbano, delle forme della cultura del lavoro e dei luoghi di lavoro, della cultura cooperativa e associazionistica, della storia del '900 milanese, delle diversità culturali e di intercultura.

EUMM rivolge la sua azione alla Zona 9 del Comune di Milano, con cui nel 2007 ha avviato un progetto pilota a Niguarda, divenuto laboratorio per un «ecomuseo di quartiere» e ai comuni settentrionali della cinta metropolitana Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano, usano Milanino e Sesto San Giovanni


Ecomuseo del Territorio di Nova Milanese nel parco Grugnotorto Villoresi
L'Ecomuseo nasce nella consapevolezza di promuovere il territorio e di farne emergere l’identità tramite una serie di azioni che mettono in evidenza i beni culturali della città.

È stato definito un percorso storico didattico museale all’aperto mediante l’individuazione e segnalazione, con apposite targhe, dei luoghi sparsi lungo il perimetro abitativo, che rappresentano caratteristiche architettoniche, storico ambientali e paesaggistiche degne di nota: la chiesa parrocchiale di S. Antonino Martire (‘700), la chiesa della Beata Vergine Assunta (‘400), la chiesetta di S.Bernardo (‘600). Le ville: Brivio Vertua Prinetti, De Barzi (‘500), Masolo (‘900), Palazzo Dugnani (‘700).

I cortili, le cascine, il canale Villoresi, l’antica filanda. Ricostruzione di ambienti domestici, rurali (periodo 1700-1950) e delle attività artigianali nello spazio etnodemoantropologico realizzato presso la Villa Brivio Vertua Prinetti, sede dell’ecomuseo.

Ecomuseo del Paesaggio Lomellino
Castelli, abbazie, basiliche, palazzi nobiliari. E poi garzaie, fontanili, dossi, antiche strade di epoca romana. Con un comun denominatore: il riso.

Tutto questo è l’Ecomuseo del paesaggio lomellino, articolato progetto di tutela, valorizzazione e promozione della Lomellina, territorio dal patrimonio culturale millenario che a ragione può essere definito la “mesopotamia lombarda” perché stretto fra i fiumi Po a sud, Sesia a ovest e Ticino a est, nella parte occidentale della provincia di Pavia.

Si tratta di un museo diffuso, costituito dalle emergenze naturali e dalle manifestazioni della cultura materiale e immateriale.

L’Ecomuseo è il museo del tempo e dello spazio: è un museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e si diramano attraverso il passato vissuto dalla comunità per giungere nel presente, con un’apertura sul futuro; è un museo dello spazio, ossia estensioni significative dove sostare, camminare e ammirare l’ambiente.

Ecomuseo della Prima collina 
Il progetto dell'Ecomuseo della Prima collina prende in considerazione un'area geografica intermedia tra la pianura Padana e le montagne degli Appennini: un dolce declivio che un tempo ha protetto dalle possibili esondazioni del grande fiume Po le popolazioni locali e quelle romane che conquistarono queste terre e che costruirono vie di comunicazione ancora oggi presenti come l’antica strada consolare “Romea” e l'antecedente “Postumia”.

Qui la presenza di insediamenti nobili di campagna e di latifondi agricoli ha preservato il territorio da una precoce industrializzazione, sicché l'area geografica a monte della strada statale nr. 10 ossia Padana Inferiore compresa fra la collina di Retorbido, la strada per Codevilla, Torrazza Coste, Montebello della Battaglia fino alla dorsale della collina che da Castelfelice porta poi al “Pistornile” di Casteggio, presenta oggi estese aree verdi , vecchie cascine storiche, sentieri agresti e camminamenti antichi.

Fra le dominanti ecomuseali da salvaguardare e valorizzare figurano:

Ecomuseo dell'Appennino lombardo - il Grano in Erba
L’Ecomuseo dell'Appennino lombardo - il Grano in Erba comprende i comuni di Santa Margherita Staffora, Menconico, Brallo di Pregola e Romagnese (PV).

Un angolo di Lombardia, che si insinua tra Piemonte, Emilia e Liguria e da queste regioni prende storia e tradizioni. Un tempo ponte verso il mare per nobili, commercianti e pellegrini, ritrova nel silenzio delle montagne la sua identità, con le strade in sasso, i cortili, le musiche della festa, il silenzio degli alpeggi.

Qui la Comunità locale ha saputo fare della sua storia non un ricordo, ma spunto per costruire e rilanciare il territorio; ecco il senso de Il Grano in erba, ogni chicco ha in sé il futuro, il senso del territorio che genera la vita. In queste aree si possono perciò riscoprire antichi mulini ancora in funzione, la Fornace romana e i Musei contadini.

Si possono percorrere sentieri storici come la Via del sale e la Via di San Colombano, visitare il Giardino Alpino di Pietra Corva o la riserva naturalistica del Monte Alpe, degustare produzioni tipiche come il Salame di Varzi, le formaggette di Casale Staffora e di Brallo, la carne degli alpeggi, funghi e tartufi di Menconico e i tipici dolci come la torta Sabiosa di Romagnese.

Ecomuseo Valle Spluga
L’Ecomuseo Valle Spluga è stato istituito il 25 marzo 2011 in continuità ideale con i valori storico-culturali delle generazioni che hanno abitato le valli e i monti della Valle Spluga (Valle San Giacomo). Fanno parte dell’Ecomuseo i Comuni di Campodolcino, Madesimo e San Giacomo Filippo con le loro frazioni (Fraciscio, Isola, Montespluga, Starleggia, Gallivaggio, Motta).

L’area ecomuseale della Valle Spluga s’innesta sulla Strada “Donegani” (SS. 36) dello Spluga nel tratto: Chiavenna - Passo dello Spluga. Il fondovalle è percorso in tutta la sua lunghezza dal fiume Liro con i suoi affluenti Rabbiosa e Febraro. I contrafforti montuosi precedono i culmini alpini di perimetrazione dell’area ecomuseale, interessando le valli minori, i passi storici del “Cardinello”, del Baldiscio, dell’Angeloga, dell’Emet. Il Passo dello Spluga (Montespluga) segna il limite settentrionale dell'Ecomuseo, in territorio italiano e, idealmente, il suo proseguimento in territorio svizzero (Splugen).

Ecomuseo della Valgerola
La storia della Valgerola si è da sempre contraddistinta per la sua gente: fiera delle tradizioni, legata alla terra, unita nell’identità, con grande senso di comunità e di appartenenza.

Le emigrazioni in luoghi vicini o lontani, la transumanza nelle stagioni, il quotidiano spostamento, hanno caratterizzato la vita dei “Giaröi”, forgiandone il carattere semplice e ospitale.

Il territorio montano, nel Parco Orobie Valtellinesi, si caratterizza per la presenza di insediamenti abitati a quote elevate, sorti nei secoli in relazione alle tradizionali attività agricole, di allevamento e utilizzo di boschi e miniere.

L’Ecomuseo rappresenta l’elemento di unione fra passato e futuro, di identità e sviluppo sociale, per riscoprire e valorizzare storia, tradizioni e cultura locali, attraverso i segni del tempo (formazioni geologiche, reperti fossili), il paesaggio naturale (prati, alpeggi, boschi, laghi, flora e fauna), i segni dell’uomo e della fede (edifici ed opifici, chiese, usi, costumi), i prodotti tipici (Bitto e Mascherpa) e la Capra di Valgerola.

Ecomuseo della Valmalenco
L’area dell'Ecomuseo costituita dai comuni di Chiesa Valmalenco, Lanzada e Caspoggio, posti nel cuore della Valmalenco, a pochi chilometri da Sondrio.
Il paesaggio è contraddistinto dal profilo unico del monte Bernina e dal Disgrazia.

La storia della Valmalenco, così come l'economia e l'aspetto geologico, è fortemente caratterizzata dalla ricchezza di risorse minerarie del territorio: amianto e talco, pietra ollare e serpentini, cui si è affiancata a fine ‘800 il turismo estivo e invernale, con nomi prestigiosi di guide alpine e sciatori.

Inoltre, la zona è caratterizzata da una storia quotidiana di lavoro agricolo nei piccoli campi e sugli alpeggi, storia di allevamento e lavorazione del latte.

Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone
Incastonato sui pendii scoscesi delle Alpi Retiche, al confine con la Svizzera, il territorio dell'Ecomuseo è caratterizzato da antichissimi terrazzamenti che vanno dal monte al piano.

L’aspetto ambientale e l’organizzazione abitativa rispecchiano gli eventi storici che l’hanno caratterizzato, con lo sviluppo delle coltivazioni della vite sui pendii solivi e la costituzione di gruppi abitativi in contrade.

Le caratteristiche morfologiche, le opere dell’uomo per massimizzare lo sfruttamento agricolo nel corso dei secoli, le “Muracche” e le “Calchere”, la flora e la fauna alpine, gli insediamenti abitativi di montagna con le tipiche costruzioni ad uso rurale, le varie tipologie di bosco che si incontrano risalendo il pendio, le sette Chiese, tra le quali spicca la Parrocchiale di S. Siro (a. 1100), con la loro storia, il Palazzo Besta di Bianzone, lo rendono interessante per una platea vasta e differenziata di visitatori che godranno il privilegio di gustare i piatti tipici della zona a base di grano saraceno, (pizzoccheri, sciatt, polenta taragna) accompagnati dai profumati vini locali e dalle gustose mele di montagna.


Ecomuseo Valli del Bitto di Albaredo
L’Ecomuseo della Valle del Bitto di Albaredo è inserito nel Parco Orobie Valtellinesi; per visitarlo occorre percorrere le suggestive viuzze del centro abitato, partendo dalla Porta del Parco e dall’emozionante “salòt di barilocc”. Lungo l’antica via Priula (XVI° sec.), ci si immerge nel paesaggio agreste per poi tuffarsi nel sentiero che dalla chiesetta della Madonna delle Grazie porta fino all'alpe di Vesenda bassa, dove si trova l’albero monumentale “l’avez dè Vesenda” con 400 anni di vita.

Questo percorso consente di visitare le vecchie segherie, le carbonaie, i caselli del latte e gli antichi forni fusori del ferro (sec. XIV°), ma soprattutto la vita della gente ancor dedita all’agricoltura con la produzione del rinomato formaggio “matusc” e del Bitto degli alpeggi. Si possono ammirare gli alberi monumentali, la vegetazione alpina e la fauna che popola i boschi delle Orobie Valtellinesi.

L’Ecomuseo è la vita vissuta e presente, è il paesaggio autentico conservato integralmente da secoli, sono i luoghi tipici dell'attività contadina, presentati nella loro cornice naturale.

Ecomuseo “Piane e Luoghi Viscontei del varesotto”
L’Ecomuseo nasce dal lavoro condiviso di nove Comuni - Jerago con Orago, Azzate, Brunello, Casale Litta, Crosio della Valle, Daverio, Galliate Lombardo, Mornago e Sumirago - e dall’impegno di cittadini, associazioni e istituzioni.

La sua mission è centrata sulla valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e storico del territorio che comprende cinque macroaree agricole e boschive (Piane Viscontee), con paesaggi unici di particolare valore storico e ambientale:  coltivi, mulini, cascine, zone umide, boschi ecc.  Il territorio prevede una rete di sentieri con  tracciati storici che collegano centri rurali, chiese, cappelle e castelli, arricchiti da testimonianze archeologiche e architettoniche.

Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2026

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