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Siti Unesco

Il patrimonio immateriale UNESCO della Lombardia

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Il patrimonio immateriale UNESCO della Lombardia

La Lombardia vanta un ricco patrimonio immateriale UNESCO, che valorizza saperi, tradizioni e pratiche viventi.

Nel 2003 l’UNESCO ha adottato la Convenzione per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, ratificata dall’Italia nel 2007, nella quale è prevista una serie di procedure per l’identificazione, la documentazione, la preservazione, la protezione, la promozione e la valorizzazione del bene culturale immateriale.

A partire dal 2009, è stato inoltre attivato il Registro delle Buone Pratiche con l’obiettivo di proporre tra gli Stati membri scambi di esperienze, procedure o azioni significative.

L’UNESCO ha fino ad oggi riconosciuto come Patrimonio Immateriale 788 elementi in 150 Paesi del mondo, di cui 20 in Italia e, di questi, 7 in Lombardia: Saperi e saper fare liutario della tradizione cremonese; L'arte dei muretti a secco; Transumanza alpina in Lombardia; Cerca e cavatura del tartufo in Italia. Saperi e pratiche tradizionali; Arte campanaria tradizionale; La pratica del canto lirico in Italia; Tocatì: programma di salvaguardia di giochi e sport tradizionali.

Il 5 dicembre 2012 il saper fare liutario della tradizione cremonese è stato iscritto nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’ UNESCO.
La Liuteria è un’antica arte di costruzione di strumenti ad arco: violini, viole, violoncelli, contrabbassi. Gli strumenti ad arco possono essere realizzati con metodi diversi, ma quello sviluppato a Cremona è considerato il migliore del mondo. Oltre 70 pezzi di legno vengono modellati e assemblati attorno a una forma rigorosamente a mano, una disciplina che deve essere adattata a seconda delle risposte acustiche sempre differenti di ciascun pezzo: non potranno mai esistere due strumenti uguali.

La liuteria classica cremonese è l’unica pratica artigianale ad aver mantenuto caratteristiche e modalità interamente analoghe a quelle dei settori artigianali cinquecenteschi. Tuttora a Cremona il sapere e saper fare liutario è legato al lavoro esclusivamente manuale.
I liutai sono consapevoli e orgogliosi di praticare una tradizione tanto antica e la preservano attraverso due corporazioni: il Consorzio Liutai Antonio Stradivari e l’Associazione Liutaria Italiana.
Regione Lombardia, attraverso l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale, ha iscritto nel 2011 il Saper fare liutario nel suo Inventario del Patrimonio Immateriale con il coinvolgimento e il supporto delle comunità di pratica e dei ricercatori.

L’Italia, in collaborazione con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera, ha ottenuto nel 2018 il riconoscimento UNESCO nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità per l’arte del muretto a secco, un’opera culturale internazionale di grande rilievo.

La tecnica di costruzione dei muretti a secco consiste nel realizzare strutture verticali di sostegno sistemando le pietre locali una sopra l’altra, senza alcun legante. Queste conoscenze pratiche vengono tramandate nelle comunità rurali e hanno radici profonde.

Le strutture con muri a secco sono usate come rifugi per l’agricoltura o l’allevamento di bestiame e testimoniano i metodi usati dalla preistoria ad oggi per organizzare la vita e gli ambienti lavorativi, ottimizzando le risorse umane e naturali.
Tali costruzioni dimostrano l’armoniosa relazione tra gli uomini e la natura e allo stesso tempo rivestono un ruolo vitale per prevenire le frane, le inondazioni e le valanghe, ma anche per combattere l’erosione del suolo e la desertificazione.

Formalmente i territori di Regione Lombardia non sono inseriti nel Dossier di Candidatura, tuttavia in Valtellina esiste una vasta area terrazzata, in parte coltivata a vite, sorretta da 2.500 km di muretti realizzati a secco.

La Transumanza è una pratica tradizionale della migrazione stagionale delle greggi che assume caratteristiche molto diverse a seconda dei contesti agricoli e ambientali, a seconda delle greggi o delle mandrie. In Italia la transumanza viene ancora oggi praticata in diverse regioni d’Italia, soprattutto nel centro e nel sud dove si trovano i regi tratturi.
La transumanza, nella sua versione alpina, si intreccia alla pratica dell’alpeggio e implica movimenti complessi tra valli diverse, regioni diverse e dall’alto al basso verso la pianura. In Lombardia la transumanza alpina è una realtà piuttosto consistente, con un numero elevato di greggi che si spostano tra la pianura padano-veneta e le Alpi. Questa pratica, che ha forti contenuti identitari, prevede lo spostamento dalla pianura all’alpeggio a fine primavera e il percorso opposto a inizio autunno.
L’11 dicembre 2019 il Comitato intergovernativo Unesco a Bogotà in Colombia ha iscritto la Transumanza nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
La candidatura multinazionale avanzata dall’Italia, con Grecia e Austria nel 2018, è stata coordinata a livello internazionale dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e ha visto il coinvolgimento delle comunità di pratica delle Regioni Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Lazio, Abruzzo, Lombardia, con l’Associazione Pastori Transumanti Lombardi, le Province di Trento e Bolzano.
Regione Lombardia, attraverso l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale, ha iscritto nel 2011 la pratica della Transumanza in Lombardia nel suo Inventario del Patrimonio Immateriale con il coinvolgimento e il supporto dei pastori locali, delle comunità di pratica e dei ricercatori.

La Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali, riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità nel 2021, è costituita da un insieme di conoscenze e pratiche tradizionali trasmesse oralmente di generazione in generazione.
La “caccia” al tartufo si divide in due momenti specifici: la caccia vera e propria che consiste nell’identificazione delle aree in cui si trova la pianta dalle cui radici cresce il fungo sotterraneo, e l’estrazione, passaggio eseguito con l’aiuto di un cane appositamente addestrato e l’utilizzo di una paletta speciale che consente di estrarre i tartufi senza danneggiare il terreno circostante.
Capacità e conoscenze su clima, ambiente e vegetazione, connesse alla gestione di ecosistemi naturali e al rapporto tra il cane e il cacciatore di tartufi sono elementi fondamentali per saper trovare il tartufo.
In Lombardia rientrano nel riconoscimento i territori dell’Oltrepò pavese e del Mantovano.

L’Arte campanaria è stata iscritta nel Patrimonio immateriale dell’UNESCO nel 2022 per iniziativa della Spagna. Nel 2024 il riconoscimento è stato esteso anche all’Italia.
L’Arte campanaria tradizionale è costituita da un insieme di antiche pratiche relative alla percussione di campane di medie e grandi dimensioni. In alcune comunità, soprattutto rurali, le campane sono equiparabili a veri e propri strumenti musicali, che incarnano ed amplificano la voce sociale, religiosa, politica ed emotiva di un’intera popolazione.
La corretta esecuzione di questa Arte richiede non solo una profonda conoscenza tecnica e musicale, ma anche una competenza trasversale che si estende dalle proprietà strutturali delle campane e dei loro siti di collocazione – i campanili – sino alla composizione geografica e sociale dei territori come, ad esempio, le festività, le attività e le ricorrenze tradizionalmente accompagnate dal rintocco delle campane.
La pratica viene tramandata in modo informale attraverso l'esercizio pratico, all'interno delle famiglie e tramite associazioni. Un maestro campanaro spesso si offre volontario per trasmettere la tradizione orale, la sensibilità acustica e il coordinamento dei movimenti fisici e dei gesti agli apprendisti. La pratica viene anche trasmessa in modo formale tramite istituzioni educative.
Il suono manuale delle campane è legato al senso di identità condivisa e alla storia delle comunità, ed è percepito come un mezzo per promuovere il dialogo intergenerazionale e interculturale.

La pratica del canto lirico in Italia è stata iscritta nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale nel 2023.

Come sottolinea UNESCO, il canto lirico italiano è una modalità di canto che esalta la potenza della voce in spazi acustici come auditorium, anfiteatri, arene e chiese.

Eseguito da persone di ogni sesso, è associato a specifiche espressioni facciali, gesti del corpo e prevede una messa in scena complessa che combina musica, teatro e recitazione. I cantanti sono identificati in base alla gamma e al colore vocale e sono suddivisi in diversi registri (tenore, baritono, basso, soprano, mezzosoprano e contralto).

Le conoscenze e le abilità relative al canto lirico italiano vengono trasmesse oralmente da maestro ad allievo, attraverso esercizi vocali e l’introduzione graduale di diversi repertori e stili musicali. Anche le scuole di canto e i laboratori contribuiscono alla trasmissione della pratica, così come l’istruzione formale nei conservatori e nelle accademie.

Inoltre, l’inizio di una stagione lirica coincide spesso con feste e cerimonie locali. La pratica promuove la coesione collettiva e la memoria socioculturale. Strumento di libera espressione e di dialogo intergenerazionale, il suo valore culturale è riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

Tocatì è un programma condiviso per la salvaguardia dei giochi e sport tradizionali che nel 2022 è stato ufficialmente iscritto nel Registro delle Buone Pratiche UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale.
La sua iscrizione rappresenta un importante traguardo collettivo per tutte le comunità e le istituzioni che – dal locale all’internazionale – sono coinvolte in questo strategico processo di salvaguardia. Il programma di salvaguardia coniuga politiche di valorizzazione del patrimonio culturale immateriale con azioni integrate di sviluppo sostenibile e cooperazione, ponendo al centro lo scambio e il dialogo intergenerazionale come valori delle tradizioni di popoli e culture.

Il XVII Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco del 2003, riunito a Rabat, in Marocco, ha riconosciuto e apprezzato la candidatura sostenuta dall’Italia (Ufficio UNESCO del Ministero della Cultura), nazione capofila insieme a Belgio, Francia, Croazia e Cipro.

L’Associazione Giochi Antichi (AGA) – il soggetto capofila, è impegnata nel coordinamento e lo sviluppo del processo di salvaguardia del Programma Tocatì. AGA è nata a Verona nel 2002, e ha lanciato nel 2003 il Tocatì - Festival Internazionale dei Giochi in Strada, favorendo la reciproca conoscenza di tante comunità ludiche che praticano giochi e sport tradizionali in Italia e nel mondo.

Come sottolinea l’Organo di Valutazione nella propria relazione nell’Ordine del Giorno Previsionale del 17° Comitato della Convenzione UNESCO “Tocatì lega il gioco e lo sport tradizionali ai valori del patrimonio culturale immateriale, mobilitando migliaia di giocatori, volontari, appassionati e attori dei media. Svolgendosi nelle strade e rendendo le aree altamente urbanizzate e turistiche spazi di inclusione e uguaglianza, il Tocatì Festival sensibilizza anche all’esistenza del patrimonio culturale immateriale.”

Regione Lombardia ha sostenuto questa importante candidatura UNESCO. Delle dodici comunità di gioco attive in Lombardia, sei sono presenti nel Dossier di Candidatura: Fiö d’lä lippä - Mede (PV), Morra - Barbariga (BS), Sburla la Roda - Fossacaprara (CR), Bisse - Desenzano del Garda (BS), Pirlì - Gaverina Terme (BG), Bala Creela - Gianico (BS).

L’impegno di Regione Lombardia per la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale trova compimento con la prima legge del 23 ottobre 2008, n. 27 “Valorizzazione del patrimonio culturale immateriale”, prima legge italiana che si ispira ai contenuti della Convenzione UNESCO del 2003 per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale e nella nuova legge del 7 ottobre 2016, n. 25 “Politiche regionali in materia culturale - Riordino normativo".

Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2026

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