Un farmaco (o medicinale) è una sostanza o un’associazione di sostanze impiegata per curare o prevenire le malattie. E’ composto da un elemento, il principio attivo, da cui dipende l’azione curativa vera e propria, e da uno o più “materiali” privi di ogni capacità terapeutica chiamati eccipienti che possono avere la funzione di proteggere il principio attivo da altre sostanze chimiche, facilitarne l’assorbimento da parte dell’organismo, oppure mascherare eventuali odori o sapori sgradevoli del farmaco stesso.
Il farmaco può essere classificato in vari modi e secondo diverse caratteristiche:
- gli organi su cui agisce o il tipo di azione che svolge (in tal caso si parla di classe o categoria terapeutica);
- le modalità di produzione (di origine industriale, preparati in farmacia o galenici);
- la forma farmaceutica (aerosol, capsule, colliri, compresse, fiale, gocce, pomate, unguenti, creme, gel, paste, sciroppi, sospensioni, supposte);
- il regime di fornitura (cioè le modalità in cui il farmaco può essere distribuito al pubblico: in farmacia, in ospedale, con ricetta del medico o senza, eccetera);
- il regime di rimborsabilità (cioè se il farmaco è a carico del Servizio Sanitario Nazionale o del cittadino).
In alcuni casi, tuttavia, il farmaco può essere anche somministrato allo scopo di stabilire una diagnosi medica (ad esempio i mezzi di contrasto impiegati nella risonanza magnetica) o per ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche senza che vi sia alcuna malattia da curare.
Esiste poi un’ulteriore modalità di classificazione del farmaco, quella che distingue i farmaci coperti da brevetto da quelli a brevetto scaduto e denominati equivalenti (Legge 149 del 26 luglio 2005).
«I farmaci equivalenti – spiega l’opuscolo AIFA “Usa bene i farmaci” – sono spesso chiamati generici, un termine che non rende loro giustizia. Si tratta, infatti, di medicinali che hanno la stessa efficacia, sicurezza e qualità dei corrispondenti farmaci “di marca”, ma hanno un costo inferiore almeno del 20% perché, essendo scaduto il brevetto che consentiva la produzione in esclusiva alla ditta che li aveva “scoperti” per prima, anche altre aziende possono produrli».
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