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Energia e Economia Circolare: Strategie globali per la transizione

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Data inserimento:
18 Febbraio 2026

Energia e Economia Circolare: Strategie globali per la transizione

17 febbraio 2026, Roma – Sicurezza energetica, competitività industriale, transizione ecologica senza dogmi. È con queste parole chiave che si è aperto alla Stampa Estera il percorso verso la decima edizione delle Giornate di Trevi, in programma il 17, 18 e 19 settembre, promosse da Globe Italia insieme a WEC Italia. Un appuntamento che cade in una fase di profonda trasformazione geopolitica ed economica e che si annuncia «molto diverso» rispetto al passato. A dieci anni dalla nascita dell’iniziativa, il contesto internazionale è radicalmente cambiato. Il 24 febbraio 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina, la sicurezza energetica è uscita dall’ambito tecnico per diventare una questione di sicurezza nazionale ed europea. Da allora, energia e industria sono tornate al centro dell’agenda politica, ridefinendo priorità e alleanze.

 

PNRR e metodo “alleanza Paese”

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza resta uno snodo cruciale. L’Italia – è stato sottolineato – ha rispettato gli obiettivi programmati, con una spesa destinata ad accelerare nella fase conclusiva. Ma il vero lascito del PNRR è il metodo: una “alleanza Paese” che ha coinvolto istituzioni, imprese e territori in uno sforzo coordinato senza precedenti. Il dibattito resta aperto su alcune scelte, come la rimodulazione di fondi destinati alle comunità energetiche, mentre lo sguardo si sposta sul “dopo”. Quale sarà la prossima tappa dell’Unione europea dopo il Next Generation EU? Difesa, industria ed energia si intrecciano in una nuova agenda strategica che richiede strumenti finanziari comuni e obiettivi condivisi.

 

Transizione sì, ma con gradualità e neutralità tecnologica

Dal confronto emerge una linea di fondo: la transizione è irreversibile, ma deve essere accompagnata da gradualità, pragmatismo e neutralità tecnologica. L’Europa resta il motore della decarbonizzazione nel solco degli impegni internazionali, ma il quadro globale impone realismo. Gli investimenti nei combustibili fossili restano elevati a livello mondiale; la Cina, primo emettitore globale, è al contempo leader nelle rinnovabili; gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno rilanciato politiche protezionistiche che incidono sugli equilibri multilaterali. In questo scenario, Bruxelles avvia una fase di ricalibrazione con il Clean Industrial Deal, nel tentativo di coniugare decarbonizzazione e competitività, mentre si discute della revisione del sistema ETS e di una strategia energetica realmente comune.

 

Il mix energetico 

Il nodo del mix energetico resta centrale. Se l’obiettivo europeo è ridurre progressivamente la dipendenza dal gas, resta aperta la questione del meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica, ancora fortemente ancorato al costo del gas. Sul fronte delle rinnovabili, la fiducia è riposta nell’innovazione tecnologica, in particolare nei sistemi di accumulo che negli ultimi anni hanno registrato progressi significativi. Ma cresce anche la richiesta di superare l’idea dell’“elettrificazione totale”, valorizzando tutte le fonti disponibili: bioenergie, idrogeno e – in prospettiva – il nucleare di nuova generazione, guardando con interesse al piano industriale francese come esempio di pragmatismo. La parola d’ordine è pluralismo tecnologico, senza ideologie ma con un approccio fondato su dati, sostenibilità economica e sicurezza degli approvvigionamenti.

 

Economia circolare: da eccellenza a leva strategica

Se l’energia rappresenta il cuore della discussione, l’economia circolare ne è il complemento strategico. Protagonista della Seconda Tappa delle Giornate dell’Energia e dell’Economia Circolare 2025-2026, la circolarità viene indicata come leva per rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano ed europeo. Il cambio di paradigma è netto: superare il modello lineare del “prendi, produci, consuma e getta” per trasformare i rifiuti in risorse, chiudendo il ciclo attraverso recupero, riuso e riciclo. La valorizzazione delle materie prime seconde, l’allungamento del ciclo di vita dei prodotti e modelli di business innovativi – dal “prodotto come servizio” alla rigenerazione urbana – riducono la dipendenza da forniture estere e rafforzano la resilienza delle filiere. L’Italia vanta eccellenze riconosciute a livello internazionale, ma restano criticità: semplificazione normativa, formazione nella pubblica amministrazione, sviluppo di un mercato solido per le materie prime seconde. Il paradosso è evidente: riciclare in modo efficiente, ma esportare materiali rigenerati o subire la concorrenza di prodotti importati a minor costo e con standard ambientali meno rigorosi.

 

Ambiente, crescita e coesione sociale

La transizione non riguarda solo l’energia, ma l’intero modello di sviluppo. Riduzione dei rifiuti, tutela della biodiversità, contenimento delle emissioni si intrecciano con crescita economica, occupazione qualificata e innovazione tecnologica. La sfida è evitare che la sostenibilità si traduca in un costo sociale, trasformandola invece in opportunità industriale.

 

Verso settembre: dal confronto alle proposte

Le Giornate di Trevi si candidano così a diventare un laboratorio operativo, non un semplice convegno ma un percorso di lavoro permanente tra istituzioni, imprese e mondo accademico. L’obiettivo è tradurre il confronto in proposte concrete da sottoporre al legislatore, contribuendo a definire una strategia che tenga insieme clima, industria e coesione sociale. «Non è pensabile riavvolgere il nastro», è stato ribadito. Ma è necessario individuare nuove priorità in un mondo segnato da crisi energetiche, competizione globale e domanda crescente di energia – dall’intelligenza artificiale allo sviluppo del Sud globale. Settembre sarà il banco di prova. Con una consapevolezza condivisa: la sostenibilità non può essere uno slogan, ma nemmeno un dogma. Servono realismo, innovazione e nuove alleanze europee per trasformare le discontinuità degli ultimi anni in un’opportunità di riposizionamento strategico per l’Italia e per l’Europa.

 


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