Lo strumento tecnico-operativo principale per la programmazione e la pianificazione delle attività di Protezione Civile di competenza regionale è rappresentato dal Piano Regionale di Protezione Civile, che si compone di una sezione generale (attualmente in fase di redazione) e di una sezione articolata in singoli piani di settore.
Piani di settore
Il Piano Soccorso Rischio Sismico (PSRS) di Regione Lombardia ha l’obiettivo di definire il modello di intervento del Sistema regionale di Protezione Civile in caso di evento sismico, fornendo le linee operative per la salvaguardia della popolazione, del patrimonio zootecnico, delle infrastrutture strategiche e dei beni culturali.
Il PSRS costituisce l’Allegato 2 del Programma nazionale di soccorso per il rischio sismico, previsto dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio 2014.
Tale Programma si compone di:
- Allegato 1 – Struttura organizzativa nazionale, a cura del Dipartimento della Protezione Civile
- Allegato 2 – Organizzazione di Protezione Civile ed elementi conoscitivi del territorio, di competenza regionale, riporta gli elementi conoscitivi del territorio, la struttura regionale di Protezione Civile e il relativo modello d’intervento.
Il PSRS di Regione Lombardia è stato approvato con d.g.r. n. 7576 del 18 dicembre 2017 e aggiornato con d.g.r. n. 4036 del 14 dicembre 2020. È soggetto a periodica revisione per garantirne l’efficacia e l’operatività.
Per approfondimenti sul rischio sismico si rimanda alla sezione dedicata al seguente link.
Con deliberazione n. XII/ 4658 dell’01/07/2025, la Giunta Regionale ha approvato il Piano AIB 2025-2028, redatto ai sensi dell’articolo 3 della Legge 21 novembre 2000, n. 353 e dell’articolo 15 della Legge Regionale 29 dicembre 2021, n. 27 "Disposizioni regionali in materia di Protezione Civile”.
Il Piano AIB analizza le cause determinanti e i fattori predisponenti l'incendio; definisce le aree a rischio di incendio boschivo, raccoglie i dati delle aree percorse dal fuoco, individua i periodi a rischio di incendio boschivo e gli indici di pericolosità, analizza le azioni determinanti anche solo potenzialmente l'innesco di incendio, definisce le esigenze formative e la relativa programmazione, illustra la previsione economico-finanziaria delle risorse disponibili per l’attività antincendio e definisce le procedure per la lotta attiva contro gli incendi boschivi.
Comunità Montane, Parchi, Province, Città Metropolitana di Milano promuovono la Pianificazione su scala locale individuando gli interventi di prevenzione degli incendi boschivi, censiscono la consistenza e la localizzazione dei mezzi, degli strumenti e delle risorse umane, individuano le vie di accesso, i tracciati spartifuoco e le fonti di approvvigionamento idrico.
I dati relativi alle aree percorse dal fuoco sono disponibili sul link dedicato del Geoportale regionale.
Per maggiori approfondimenti sul Piano AIB è possibile consultare la sezione relativa al seguente link.
I Piani di Emergenza Dighe (PED) definiscono le fasi operative e le attività che il Sistema di Protezione Civile deve attuare per fronteggiare in modo coordinato e pianificato le situazioni di rischio connesse alla presenza di grandi dighe sul territorio di riferimento. La loro redazione è prevista dalla normativa nazionale specifica, rappresentata dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2014 “Indirizzi operativi inerenti all’attività di Protezione Civile nell'ambito dei bacini in cui siano presenti grandi dighe”.
Essi devono essere predisposti e approvati dalla Regione competente, a partire dai contenuti dei Documenti di Protezione Civile afferenti a ciascuna diga e dai piani di laminazione eventualmente presenti.
La predisposizione dei PED avviene attraverso un metodo operativo condiviso tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti (Regione, Prefetture, Comuni, gestori delle dighe, ARPA, Vigili del Fuoco, strutture tecniche e operative).
Regione Lombardia è tenuta a redigere 77 Piani di Emergenza Dighe, con riferimento a manufatti ubicati sul proprio territorio di competenza. In aggiunta, sono presenti 6 grandi dighe in regioni limitrofe, con impatti potenziali anche sul territorio lombardo.
Un elemento fondamentale è il raccordo tra ciascun PED e i Piani di Protezione Civile comunali (PPC) dei territori interessati dai relativi rischi. I PPC devono, infatti, includere tutti gli scenari di rischio presenti sul territorio, compresi quelli derivanti dal potenziale collasso e malfunzionamento di una diga o derivanti dall’attivazione degli scarichi della stessa, con i relativi modelli di intervento. Un Comune può essere esposto agli effetti di più dighe: in tal caso il suo PPC deve considerare tutte le infrastrutture che generano impatti sul territorio comunale.
Nel corso dell’anno 2025, Regione Lombardia ha sottoscritto un Accordo di collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI) per la definizione di una “tecnica integrata multilivello territoriale di pianificazione emergenza diga”, funzionale alla redazione dei PED di propria competenza.
È disponibile l’elenco aggiornato dei PED approvati, completo della relativa documentazione.
Per maggiori dettagli tecnici sull’iter di redazione e approvazione dei PED in Lombardia e sul raccordo con i PPC comunali è disponibile una nota tecnica di approfondimento.
Piani di Emergenza Dighe - Nota tecnica di approfondimento
Documento PDF - 178.92Kb Documento PDF - 178.92KilobyteElenco dei Piani di Emergenza Dighe (PED) approvati
Documento XLSX - 86.89Kb Documento XLSX - 86.89KilobyteIl Piano Regionale Rischio Valanghe è uno strumento di pianificazione settoriale che integra e organizza contenuti provenienti da fonti tecniche e scientifiche esterne, con l’obiettivo di individuare e disciplinare le aree esposte al rischio valanghivo e definire le relative misure di gestione e mitigazione del rischio.
Per un approfondimento sul modello operativo regionale e sul ruolo dei Nuclei Tecnici Operativi Valanghe (N.T.O.V.), si rimanda al redazionale dedicato.
Attualmente sono disponibili le Carte di Localizzazione del Pericolo di Valanga (CLPV), che consente ai Comuni interessati di redigere Piani di Protezione Civile adeguati a questo specifico rischio.
Regione Lombardia ha affidato al Politecnico di Milano uno studio sui centri valanghivi storici, in fase di approvazione da parte dell'Associazione interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti alla neve e alle valanghe (AINEVA). Tale studio costituisce la base per l’elaborazione di una nuova mappatura regionale del rischio valanghe, finalizzata a individuare le aree a maggiore criticità e a definire le priorità di intervento.
Il Piano Valanghe si inserisce, inoltre, nel quadro di iniziative più ampie di cooperazione, tra cui il progetto CONPROVA – Confini a Prova di Valanghe, che affronta la tematica del rischio valanghivo in ottica transfrontaliera, coinvolgendo anche territori esterni alla Lombardia.
La redazione del Piano rappresenta una priorità strategica per il sistema regionale di Protezione Civile, in quanto strumento operativo fondamentale per la gestione del rischio valanghe.
Il Piano di Laminazione è il documento tecnico-operativo che disciplina la gestione delle piene in un serbatoio artificiale (diga), definendo le modalità di regolazione degli scarichi per ridurre il colmo di piena a valle. Può essere statico, quando le portate di scarico sono predefinite in funzione del livello dell’invaso, oppure dinamico, quando la gestione è adattiva e dipende dall’evoluzione dell’evento di piena. Il piano stabilisce inoltre i livelli di invaso di sicurezza, le curve di invaso-deflusso e i protocolli operativi per il monitoraggio e l’apertura degli organi di scarico, in conformità alla normativa nazionale sulla sicurezza delle dighe.
La normativa nazionale (Direttiva P.C.M. 27 febbraio 2004) prevede che, per gli invasi che possono contribuire alla laminazione delle piene e quindi ridurre il rischio idraulico a valle, le Regioni, insieme ai Centri Funzionali Decentrati, all’Autorità di Bacino, al MIT–DG Dighe e ai Gestori degli invasi, elaborino specifici Piani di Laminazione coordinati dal Dipartimento della Protezione Civile.
Con una successiva direttiva (P.C.M. 8 febbraio 2013) viene istituito un Tavolo Tecnico presso l’Autorità di Bacino del fiume Po (AdBPo), con il compito di individuare gli invasi realmente utili alla laminazione delle piene.
Il Tavolo ha concluso i lavori nel 2015 rilevando che:
- nessun invaso del bacino del Po è sufficiente da solo per incidere sulla laminazione delle piene
- è però opportuno proseguire l’analisi su scala regionale per individuare gli invasi che possono comunque contribuire alla riduzione del rischio idraulico nei territori a valle.
In questo quadro Regione Lombardia ha istituito nel 2016 un Gruppo di Lavoro pluridisciplinare per attuare quanto previsto dalla direttiva del 2013.
Tale gruppo ha prodotto:
- Linee guida sulle azioni e i Piani di Laminazione (approvate con D.G.R. XI/1038 del 17 dicembre 2018), che integrano le indicazioni nazionali
- Criteri di classificazione degli invasi lombardi utili alla laminazione delle piene, individuando 16 invasi prioritari per i quali valutare la redazione di un Piano di Laminazione.
Per ogni invaso considerato rilevante viene avviato un percorso di confronto con i soggetti istituzionali e i Gestori. Se ritenuto necessario, viene redatto un Piano di Laminazione, condiviso dal Gruppo di Lavoro e approvato con Delibera della Giunta Regionale.
Sulla base della Direttiva 114/2008 relativa alle infrastrutture critiche, nel 2010 è stato sottoscritto il primo Protocollo di Intesa, articolato in tavoli tecnici tematici.
In questa fase iniziale sono state prese in considerazione le infrastrutture critiche appartenenti ai settori dei trasporti (ferroviario, stradale e rete viaria), dell'energia elettrica e del gas.
Tra i temi affrontati ha assunto particolare rilievo la gestione dei grandi eventi nevosi, anche alla luce dell'esperienza della nevicata eccezionale del 2009, che aveva messo in seria difficoltà l’intero territorio regionale. L'analisi condotta in quell'occasione ha consentito di individuare punti di forza e criticità del sistema e ha portato alla definizione del primo piano collaborativo. Da tale attività è nato il PidEC– Piano di Emergenza Collaborativo (scenario nevicata), tuttora in vigore e periodicamente aggiornato.
Ulteriori temi trattati nell'ambito dei tavoli tecnici hanno riguardato, tra l'altro, la gestione dei blackout elettrici, la mappatura delle infrastrutture critiche esposte a fenomeni franosi rilevanti e altri aspetti connessi alla sicurezza e alla resilienza delle reti infrastrutturali.
Il PidEC costituisce un sistema strutturato di vigilanza, scambio informativo e collaborazione tra i soggetti coinvolti in caso di nevicate significative. Il piano è operativo nel periodo compreso da novembre a fine marzo e si basa su uno specifico elaborato da ARPA.
L'organizzazione delle attività è articolata in diverse fasi operative - vigilanza, preallarme, allarme ed emergenza - la cui attivazione, insieme ai successivi aggiornamenti e allo scambio di informazioni, avviene attraverso la Piattaforma Infrastrutture Critiche (PInC).
Piano di Emergenza Collaborativo (PIDEC) scenario nevicata 2025-2026
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