Accesso all’acqua potabile: un diritto fondamentale
L'accesso all'acqua potabile è riconosciuto dalle Nazioni Unite come un diritto fondamentale, essenziale per la vita umana e il benessere di tutti. Questo diritto non riguarda solo la disponibilità di acqua, ma anche la sua qualità, sicurezza e l'accesso a servizi igienici adeguati, indispensabili per prevenire malattie e garantire una vita sana.
L'Obiettivo 6 degli Sustainable Development Goals (SDGs) punta a «garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari per tutti» entro il 2030. La sostenibilità del sistema idrico è una sfida complessa che richiede politiche integrate e interventi urgenti, dalla captazione al consumo.
Monitoraggio e controllo delle "Case dell'acqua"
Garantire acqua di qualità è possibile grazie all’attuazione di Piani di Controllo, che includono campionamenti e analisi microbiologiche, chimiche, chimico-fisiche e della radioattività. Questi controlli assicurano ai cittadini la fornitura di acqua sicura e conforme agli standard di qualità.
Il controllo delle acque destinate al consumo umano è di competenza delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS). I campioni vengono prelevati direttamente dalla rete idrica e analizzati dai Laboratori di Prevenzione delle ATS per verificare la presenza di eventuali contaminazioni microbiologiche o chimiche, derivanti da fenomeni naturali o da attività umane.
I gestori degli acquedotti hanno la responsabilità di governare correttamente gli impianti, effettuare controlli interni periodici e comunicare all’ATS eventuali non conformità. La frequenza dei monitoraggi e i parametri da verificare sono stabiliti dalla normativa vigente (D.Lgs. 18/2023).
Sostanze chimiche particolarmente attenzionate: i PFAS
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) sono composti chimici sintetici utilizzati per la resistenza all’acqua, al grasso e alle macchie in prodotti come pentole antiaderenti, imballaggi alimentari, indumenti idrorepellenti e schiume antincendio. Anche alcuni pesticidi contengono PFAS, che possono facilitarne la diffusione nell’ambiente.
L’uomo può essere esposto ai PFAS tramite acqua, alimenti, beni di consumo e l’ambiente. Queste sostanze sono estremamente persistenti e, una volta rilasciate, resistono a lungo alla degradazione. Per questo motivo, i limiti per i PFAS nelle acque potabili sono stati introdotti dalla Direttiva (UE) 2020/2184 e recepiti in Italia con il D.Lgs. 18/2023, da rispettare entro il 12 gennaio 2026.
Dal 2021, Regione Lombardia ha avviato un monitoraggio dei PFAS nelle acque erogate ai cittadini, con il supporto dei Servizi di Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN) delle ATS e del Laboratorio di Prevenzione dell’ATS di Milano Città Metropolitana, accreditato per le analisi. In attesa dell’entrata in vigore dei limiti normativi, i risultati analitici sono confrontati con valori di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità e, dal 2024, con i limiti previsti dal D.Lgs. 18/2023.
Rispettare l’ambiente anche con piccoli gesti
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