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SCHEDA INFORMATIVA
Categoria:

Istituti e Luoghi della cultura

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Istituti e Luoghi della cultura

Il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio identifica come Istituti e Luoghi della cultura una serie di spazi dedicati alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano: musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici e complessi monumentali.

Di seguito una panoramica semplice e immediata delle loro caratteristiche principali.

Museo

Struttura permanente che:

  • acquisisce, cataloga e conserva beni culturali
  • li ordina ed espone
  • opera con finalità educative e di studio

Biblioteca

Struttura permanente che:

  • raccoglie, cataloga e conserva libri, materiali e informazioni su qualsiasi supporto
  • garantisce la consultazione per promuovere lettura e studio

Archivio

Struttura permanente che:

  • raccoglie e inventaria documenti originali di interesse storico
  • ne assicura la conservazione e la consultazione per ricerca e studio

Area archeologica

Sito caratterizzato dalla presenza di:

  • resti fossili
  • manufatti o strutture preistoriche o antiche

Parco archeologico

Ambito territoriale che:

  • conserva importanti evidenze archeologiche
  • integra anche valori storici, paesaggistici o ambientali
  • è organizzato come un “museo all’aperto”

Complesso Monumentale

Insieme di edifici, anche di epoche diverse, che nel tempo hanno acquisito:

  • rilevanza artistica
  • valore storico
  • significato etnoantropologico

Approfondimenti

In Italia risultano 13.639 biblioteche censite nell’Anagrafe delle Biblioteche italiane: 7.158 appartenenti a enti pubblici territoriali, 1.271 ad università e 1.215 ad enti ecclesiastici; 7.201 sono biblioteche di pubblica lettura; 2.101 sono in Lombardia (fonte: Anagrafe delle Biblioteche Italiane – Statistiche al 31.12.2024).

All’inizio degli anni ’70, la Regione Lombardia fu tra le prime a dotarsi di una legge in materia di biblioteche. Molti istituti appartenenti a comuni, enti religiosi, associazioni culturali ed enti di ricerca, già impegnati nella fornitura di un servizio di pubblica lettura, furono ricondotti a un modello omogeneo pubblico, che si avvicinava - negli obiettivi e nel metodo - a quanto in molti paesi del mondo era già una solida realtà: la biblioteca pubblica, aperta a tutti, in grado di rispondere ai bisogni di cultura e di informazione dell’intera popolazione, grazie alla diffusione capillare delle biblioteche pubbliche, alla cooperazione tra di esse e alla crescita professionale dei bibliotecari.

Conseguentemente allo sviluppo delle raccolte, si è registrato un significativo incremento del prestito a domicilio di libri e altri documenti che, ad oggi, supera i 17 milioni con una crescita non solo del numero assoluto, ma anche relativamente al rapporto tra prestiti e abitanti, segno di una consolidata abitudine della popolazione lombarda all’uso della biblioteca.

Regione Lombardia contribuisce annualmente allo sviluppo dei servizi bibliotecari e alla loro cooperazione attraverso bandi dedicati, contributi a fondo perduto, adesione ai sistemi di catalogazione nazionale (SBN) e formazione continua degli operatori culturali.  

A partire dal 2009, prima sperimentalmente e poi con progetti strutturati, finanziati anche grazie a risorse FSE, è stata sviluppata la Biblioteca Digitale Lombarda, che ha coinvolto ad oggi oltre 30 biblioteche e ha consentito la digitalizzazione, la pubblicazione in rete e la libera consultazione di oltre 4 milioni di pagine, tra cui raccolte complete di importanti periodici storici e fondi librari e archivistici di grande interesse per la ricerca.

I sistemi bibliotecari sono lo strumento attraverso il quale i comuni attuano la cooperazione bibliotecaria con la partecipazione di tutte le biblioteche, pubbliche o private, operanti sul territorio.

I comuni che intendono associarsi adottano una convenzione che norma il funzionamento del sistema ed individuano la forma istituzionale (associazione di comuni, consorzio, azienda speciale, fondazione, ecc.), il comune capofila (detto comune centro sistema), la quota pro capite di partecipazione, gli organi di gestione e le strutture esecutive.

Svolgono essenzialmente servizi di secondo livello per le biblioteche aderenti – quali l’acquisto centralizzato di opere, la catalogazione, il prestito interbibliotecario, l’organizzazione di attività culturali, la formazione del personale; alcune realtà più strutturate offrono anche servizi diretti ai comuni aderenti, come la gestione completa della biblioteca locale tramite personale proprio o di cooperativa.

Le biblioteche pubbliche lombarde sono attualmente raggruppate in 42 sistemi bibliotecari e alcune di queste, a loro volta, sono ricomprese all’interno delle Reti bibliotecarie aventi come capofila talvolta la Provincia di riferimento o il Comune Capoluogo di Provincia.

Funzione principale delle Reti è quella di sostenere, attraverso i sistemi bibliotecari, la cooperazione tra le biblioteche all’interno di un dato territorio (solitamente quello provinciale), fornendo loro supporto in diversi ambiti, specie di natura tecnica.

I musei in Italia

In Italia, in base ai più recenti dati ISTAT (2022), risultano censiti 4.416 Istituti e luoghi della cultura, di proprietà pubblica e privata. Di questi, 3.392 sono musei e raccolte di opere o collezioni: si calcola che nel nostro paese vi siano 2 musei o istituti similari ogni 100 km quadrati, circa uno ogni 13 mila abitanti. La maggior parte presenta collezioni di arte (23,2%) e di archeologia (15,9%); vi sono poi musei tematici (13,1%) o che espongono testimonianze di interesse etno-antropologico (13,4%).
Sempre nel 2022, a livello nazionale i dati sui visitatori hanno registrato quasi 108 milioni di presenze.

 

I musei in Lombardia

La realtà dei musei in Lombardia è un fenomeno numericamente consistente – sempre secondo i dati ISTAT, nel 2022 risultano essere oltre 400 i musei costituiti – e socialmente radicato sul territorio: quasi il 50% sono musei civici o di enti locali, il resto appartiene a enti privati o è di proprietà ecclesiastica, pochi i musei statali. L'origine, dunque, è territoriale ed esprime concretamente il bisogno delle persone di riconoscersi in un patrimonio di beni che racconti la storia locale.

Nel 2024,
i visitatori dei musei statali in Lombardia superato i due milioni di visitatori, mentre nello stesso periodo i visitatori dei musei e raccolte museali non statali riconosciuti dalla Regione Lombardia sono stati oltre nove milioni e mezzo. Quindi, nel complesso si superano gli undici milioni e mezzo di visitatori.

Negli ultimi anni, si è assistito a un continuo aumento di queste realtà, che curano la ricerca, la conservazione e la fruizione pubblica di insiemi di beni capaci di testimoniare l’agire dell’uomo e il suo integrarsi in un ambiente: nel 1960 in Lombardia erano stati classificati 50 musei, mentre nel 1976 la classificazione operata dalla Regione Lombardia comprendeva 105 istituti (19 musei grandi, 30 medi e 56 minori).

 

Le raccolte museali e i musei riconosciuti

Dal 2003 la Regione Lombardia ha avviato il processo di riconoscimento dei musei, delle raccolte museali e, successivamente, quello dei sistemi museali, sulla base della definizione di precisi standard per i servizi museali.

Il primo riconoscimento dei musei e delle raccolte museali della Lombardia, nel 2004, ha visto la presenza di 49 musei e di 45 raccolte museali, nonché di 23 musei riconosciuti provvisoriamente, per un totale di 117 istituti riconosciuti. L'ultimo provvedimento di riconoscimento è stato approvato a dicembre 2025: ha portato a 214 il numero degli istituti riconosciuti (93 raccolte museali 121 musei).

Le raccolte museali e i musei riconosciuti da Regione Lombardia entrano automaticamente a far parte del Sistema Museale Nazionale.

Dal 2006, grazie ad un accordo sottoscritto con l’allora Direzione Regionale del Ministero per i Beni, le Attività Culturali ed il Turismo e con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, la Regione Lombardia ha intrapreso una più incisiva azione di valorizzazione del patrimonio archeologico regionale, contribuendo ad arricchire lo straordinario complesso di aree e parchi archeologici, quali quelli di fondazione storica e già da tempo strutturati in reti come i parchi d’arte rupestre della Valle Camonica, il polo della Valcamonica romana, le ville romane del Lago di Garda con i relativi musei e antiquaria, la Milano Romana.

I progetti promossi hanno coinvolto i proprietari dei beni, sia pubblici sia privati, e hanno interessato varie tipologie di beni di varie epoche, dalle aree urbane ai complessi monumentali e ai siti sul territorio, compresi quelli riconosciuti Patrimonio Mondiale dall’UNESCO, consentendo il cofinanziamento regionale dal 2007 al 2013 di 135 progetti per oltre 8 milioni di Euro sui quasi 16 milioni di Euro di costi complessivi dei progetti realizzati.

Il progetti finanziati hanno consentito diverse tipologie di intervento, dalla catalogazione e georeferenziazione al restauro e conservazione programmata, dall’acquisto di aree archeologiche alla realizzazione di scavi, dalla costruzione di edifici e coperture per l’accesso del pubblico alla realizzazione di pannelli, sistemi di illuminazione e materiali informativi.

Grazie al piano descritto la situazione delle aree e dei parchi archeologici lombardi si è notevolmente arricchita con nuove realtà, raggiungendo il numero di 144 aperti al pubblico oltre ad 8 in corso di allestimento.

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2026

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